Nuova cabinovia, ok dalla commissione Via: Son dei Prade-Bai de Dones può partire

Tutto a posto per Son dei Prade-Bai de Dones: la cabinovia dei Mondiali di sci 2021 può partire. Il comitato provinciale Via (valutazione impatto ambientale) ha dato l’ok definitivo. Ergo, a giorni saranno attivati i cantieri. Dopodiché serviranno pochi mesi per completare l’opera, in tempo per le gare iridate.

I tecnici sono andati in sopralluogo giovedì scorso (17 settembre). Hanno esaminato i luoghi dove verrà realizzata l’opera di collegamento tra la ski area “Pocol-Tofana-Ra Valles” e l’area sciabile “Cinque Torri”. E dove gli ambientalisti hanno sollevato l’ascia di guerra. Proprio in quei luoghi erano state richieste alcune integrazioni, al fine di preservare il biotopo vicino alla stazione di valle, e il biotopo e la torbiera che si trovano presso la stazione di monte dell’impianto: a quanto pare però le integrazioni sono arrivate. I tecnici Via hanno constatato il rispetto delle prescrizioni per quanto riguarda gli aspetti di carattere ambientale, e hanno potuto dare il via libera alla cantierizzazione.

«Si tratta di un dato importante - commenta il presidente della Provincia, Roberto Padrin -. Abbiamo verificato ai termini di legge le prescrizioni date per preservare il più possibile gli habitat di pregio. I Mondiali 2021 rappresentano un’occasione enorme per lo sviluppo del nostro territorio. Ma non possiamo tralasciare la sostenibilità degli interventi che sono stati fatti e che verranno fatti».

 

Scivola e sbatte la testa: trauma cranico per un'escursionista di 56 anni

Scivola e batte la testa. Momenti di paura per una donna in escursione verso il Rifugio Nuvolau. 

La 56enne, di Cornedo Vicentino (VI) stava percorrendo il sentiero che sale al Rifugio quando è inciampata. La caduta non è stata violenta, ma tanto è bastato per sbattere la testa e provocare un trauma cranico.

Immediato l’arrivo dei soccorsi. L’elicottero del Suem di Pieve di Cadore è intervenuto attorno alle 13.20. L’infortunata è stata raggiunta dal tecnico di elisoccorso e dal medico, sbarcati in hovering nelle vicinanze. Dopo aver ricevuto le prime cure, la 56enne è stata imbarellata e caricata sull’elicottero con un verricello di 5 metri, per essere trasportata all’ospedale di Belluno.

 

Escursionista troppo stanca per proseguire: interviene l'elicottero

La stanchezza gioca brutti scherzi. E a volte fa prendere anche qualche spavento. È successo ieri pomeriggio (sabato 12 settembre) nella zona del passo Tre Croci. Una donna di 66 anni, residente in provincia di Bologna, stava camminando quando si è fermata, senza riuscire ad andare avanti. Gambe pesanti come macigni e non c’è stato niente da fare: l’escursione si è fermata lì.

L’elicottero del Suem di Pieve di Cadore è intervenuto attorno alle 17.20, sul sentiero che dal Rifugio Vandelli scende al Tre Croci. Ha recuperato la donna con un verricello di una ventina di metri e l’ha trasportata all’ospedale di Belluno per gli accertamenti del caso. 

 

Guidava un’autocisterna ubriaco: via la patente

Era al volante di un’autocisterna. Ma forse non aveva controllato troppo bene il carico della sua “cisterna”. Ci hanno pensato i carabinieri, che lo hanno trovato con un tasso alcolemico molto ma molto più elevato del consentito. Ovviamente, ritiro della patente senza passare dal via.

È successo nella tarda serata di ieri (mercoledì 16 settembre), nella zona di Cortina. Un normale controllo in località Fiames, un’autocisterna di gasolio come tante in transito per le strade. Solo che al “patente e libretto” i militari devono essersi accorti di qualche alterazione. Il palloncino non ha fatto altro che confermare i sospetti. L’autista infatti (un 56enne di Cortina) ha soffiato 2.92.

Ai carabinieri non è rimasto altro che ritirare la patente e affidare il veicolo (vuoto in quel momento) a un altro autista, il “collega sobrio”.

 

Ripartono i lavori, dissequestrato il cantiere dell'hotel Ampezzo

Hotel Ampezzo, le ruspe riaccendono i motori. Il tribunale di Belluno, ieri mattina, ha annullato il sequestro dell’hotel di Cortina, disposto ad agosto dal GIP su richiesta della Procura, e ha ordinato di rimuovere i sigilli.

Il Collegio, presieduto dalla dott. Antonella Coniglio con i giudici Feletto e Zantedeschi, ha pienamente accolto le tesi difensive illustrate all’udienza di lunedì scorso dai difensori degli indagati (Bruno Barel ed Elisa Pollesel dello studio BMA di Treviso per Andrei Todorov, legale rappresentante della proprietaria società Lajadira, e Gianluca Sgaravato di Verona e Stefano Zallot delll studio Giàcobbi-Zallot di Belluno per l’arch. Lucio Boni, progettista) e condivise con un Parere pro veritate dal prof. Avv. Alessandro Calegari dell’Università di Padova.

«Una sentenza che farà scuola – spiegano gli avvocati difensori della proprietà – anche nella giurisprudenza nazionale. Il giudice ha infatti ritenuto che i supposti vizi procedurali di un titolo edilizio in ogni caso non rendono nullo il permesso di costruire e non bastano quindi a rendere abusivi i lavori».

La ricostruzione dell’hotel Ampezzo era stata autorizzata sia dal Comune sia dalla Soprintendenza ai beni culturali ma un consulente della Procura di Belluno aveva prospettato possibili vizi del titolo edilizio per il fatto che il Comune avesse seguito una procedura che non prevedeva l’assenso anche della Provincia. Il contraddittorio processuale ha messo in luce però che in nessun caso sarebbe stato necessario l’intervento della Provincia dato che una legge regionale del 2014 l’aveva eliminato per alcuni comuni montani, Cortina compresa.

L’indagine aveva coinvolto anche l’ex responsabile dell’ufficio tecnico del comune ampezzano, Silvia Balzan, indagata per abuso d’ufficio. «L’architetto non era presente nel giudizio di riesame – spiegano gli avvocati – che riguardava solo il sequestro dell’edificio. Ma dato l’esito del giudizio anche la sua posizione è stata chiarita. Confidiamo pertanto nell’archiviazione del procedimento a suo carico».

Riprenderà così la ristrutturazione dell’hotel Ampezzo, che alla fine dei lavori potrà contare su una novantina di camere a cinque stelle. I lavori termineranno entro la fine del 2022.

 

"No" secco ai nuovi impianti di risalita: arriva il flash mob sulle 5 Torri

Attacco alle 5 Torri. Ma è un flash mob. Uno scenografico gesto di protesta per dire stop alla proliferazione incontrollata degli impianti di risalita. Imprenditori, professionisti e semplici appassionati di montagna. Nessuna etichetta a rivendicare il gesto. «Solamente la volontà – spiegano gli organizzatori – di impedire che questi progetti ci vengano imposti dall’alto senza avere nemmeno la possibilità di esporre le nostre perplessità»

L'azione si è sviluppata totalmente in verticale. Dieci cordate hanno raggiunto, attraverso le vie classiche dell’alpinismo, le cime della Torre degli Inglesi, della Torre Latina, della Torre Grande Cima Ovest, della Torre Grande Cima Sud e del Torrione di mezzo . Giunti in vetta i promotori dell'iniziativa hanno esposto striscioni con scritto "Basta impianti, rispettiamo le montagne".

«Attenzione, non siamo contro lo sci – dice Valerio Scarpa a nome di tutti i partecipanti – e non siamo integralisti. Siamo persone che amano la montagna, che la vivono a 360 gradi in tutte le stagioni, per lavoro e per passione, e che stanno assistendo impotenti alla distruzione sistematica delle poche aree rimaste libere da impianti nelle Dolomiti».

Nel mirino degli ambientalisti anche i lavori per i Mondiali di sci e le Olimpiadi invernali a Cortina. A partire, ad esempio, dal progetto “No Car”. «Fortemente voluto dalla Regione Veneto e che con la scusa di ridurre la mobilità dei mezzi privati sui passi dolomitici propone un’alternativa insostenibile sia dal punto di vista ambientale che economico».

 

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