Tricolore a terra: «Nessun comportamento doloso, la colpa è del vento»

 

Nessuna bravata, nessun atto vandalico. 

La bandiera tricolore, issata in piazza dei Martiri, è caduta da sola. 

A specificarlo è la Questura di Belluno attraverso una nota: «Dagli accertamenti sul posto, sia visionando le immagini delle telecamere del sistema di videosorveglianza, sia esaminando attentamente il cavo di sostegno della bandiera, è emerso che la rottura dello stesso non è da imputare a un comportamento doloso, bensì alla sua usura, cui ha verosimilmente concorso il forte vento che spirava durante la notte precedente». 

 

Bloccati da buio e nebbia: paura per quattro alpinisti sulle Tre Cime

 

Salvataggio in alta quota. Anche di notte. 

Alle 23 di ieri sera, il Soccorso alpino di Auronzo è stato attivato per quattro alpinisti in difficoltà. Partiti alle 6 del mattino per affrontare la salita alla Grande delle Tre Cime di Lavaredo, tre uomini di 60, 51 e 34 anni, di Bussoleno, e una donna di 67 anni, di Sant'Antonio di Susa (Torino), si sono attardati durante il tragitto.

E al rientro, in prossimità del ghiaione, hanno sbagliato direzione, Anche a causa della nebbia che limitava la visibilità a pochi metri: così sono finiti in un canale sbagliato.

Una squadra li ha quindi raggiunti e riaccompagnati a valle: le operazioni si sono chiuse verso le 2 di notte, grazie al contributo di ben dieci soccorritori, compreso il Sagf di Auronzo. 

«In questo periodo di ripresa delle escursioni e gite, dopo mesi di inattività dovuta all'emergenza Covid-19 - spiegano dal Soccorso alpino - raccomandiamo di avvicinarsi con gradualità alla montagna, affrontando mete appropriate alla preparazione, alle condizioni fisiche di ciascuno e che non richiedano un impegno superiore alle proprie capacità». 

 

Rifiuti per strada, bottiglie fuori dai bidoni: è caccia agli incivili

Houston abbiamo un problema. Di inciviltà.

A Limana è qualche giorno che le piazzole ecologiche pullulano di immondizie abbandonate en plein air. Non che manchino i bidoni, anzi. A mancare è il senso civico. Bastano pochissimi maleducati e il gioco è fatto: un danno per tutti gli altri limanesi ligi e rispettosi.

Qualche giorno fa sono stati abbandonati davanti alla campana del vpl un sacchetto di rifiuti di plastica e un trasportino per gatti. Ieri, invece, nella piazzola di Cesa c’era il cimitero delle bottiglie: una decina di vuoti interi e vetri spaccati, assieme a bottigliette di plastica. Qualcuno invoca le telecamere. L’amministrazione limanese è sempre stata molto attenta al tema dei rifiuti e dell’ambiente: di sicuro non lascerà passare la cosa tanto facilmente.

 

«Zecche: a Belluno il 40 per cento di casi nazionali di Tbe»

 

Sono tanto piccole, quanto pericolose. E, soprattutto, nei mesi estivi, si fanno sentire: il riferimento è alle zecche. 

Dopo l’intervento di Daniela Colombo, presidentessa dell’Associazione Lyme Italia e Coinfezioni, sul tema si concentra anche il dottor Renzo Scaggiante, direttore di Malattie infettive. Anche perché l’ospedale San Martino di Belluno è Centro di riferimento per le patologie trasmesse da zecche. «Sono acari - spiega Scaggiante - e per il loro sviluppo hanno bisogno di nutrirsi di sangue. Come se lo procurano? Parassitando numerosi animali selvatici e domestici. E, occasionalmente, l’uomo. Il loro habitat ideale è nelle zone boschive miste, umide, ricche di cespugli, sottobosco e radure con erba alta. Sono più abbondanti ad altitudini inferiori ai 1000 metri».

La zecca funge da vettore e da serbatoio per numerose malattie tra cui la borreliosi di Lyme, l’encefalite da morso di zecca (Tbe), l’herlichiosi-anaplasmosi e la babebiosi: «Le prime due malattie hanno fatto registrare un notevole incremento negli ultimi anni, in ragione delle mutate condizioni climatiche e della maggiore attenzione nel diagnosticarle. La diffusione è ampia nell’area bellunese. Dove, negli ultimi dieci anni, si registrano circa 700 casi di borreliosi e il 40 per cento dei casi nazionali di Tbe». 

Scaggiante fa luce pure sui sintomi: «La manifestazione clinica più frequente è l’eritema migrante, un’eruzione cutanea di forma anulare che si estende progressivamente. In assenza di terapia, si può diffondere attraverso il sistema linfatico o ematico in altri organi o tessuti. Le manifestazioni extracutanee più frequenti sono quelle a carico del sistema nervoso con meningiti, encefaliti, neuropatie periferiche e quelle a carico delle articolazioni con la classica artrite di Lyme». 

L’altra patologia di rilievo è rappresentata dalla Tbe: «La malattia decorre, il più delle volte, in maniera asintomatica. Ma quando si manifesta è caratterizzata da un andamento febbrile bi-fasico: inizialmente compare iperpiressia (febbre oltre i 40°), associata a cefalea e altri sintomi simil-influenzali. Poi, dopo una decina di giorni in cui si riacquista un relativo benessere, ricompare la febbre associata a interessamento del sistema nervoso con encefalite, meningite, paralisi. La mortalità è del 2 per cento». 

Le cure comunque non mancano: «Mentre la borreliosi di Lyme è curabile con la terapia antibiotica, la Tbe non beneficia di farmaci specifici e può essere prevenuta con la vaccinazione, che è fortemente consigliata a chi frequenta aree endemiche - conclude il dottor Scaggiante -. Ora abbiamo 4, 6 casi di punture di zecche alla settimana, mentre nell'ultimo mese abbiamo ricoverato 4 persone con Tbe: tutte dimesse e guarite».

 

Pioggia da record: giugno nella top three per acqua e temperature "autunnali"

Piovoso e freddo. Quasi da record. Altro che primo mese dell’estate meteorologica: il giugno andato in archivio pochi giorni fa rischia di passare alla storia come “autunnale”. Instabile e con temperature frizzantine, specialmente nella prima parte. Tanto che l’Arpav lo definisce il secondo più piovoso della serie storica. Niente a che vedere con il 2003, famoso per la canicola. Ma niente a che vedere neanche con il giugno torrido e riarso del 2019, quando la Valbelluna sfiorò i 40°C (era il giorno 27).

I dati raccolti dall’agenzia regionale non lasciano spazio a dubbi. Le temperature diurne sono state mediamente inferiori alla norma (di 1,3°C). I trenta giorni di giugno hanno fatto registrare una media di 23,1°C: solo il 1997 (22,1°C) e il 1995 (20,9°C) hanno fatto peggio. Interessante il confronto con il 2019 (che ha avuto una media mensile di 27,7°C nelle massime) e il 2003 (28,7°C).

E la pioggia? Le prime due decadi sono state le più piovose, con quantitativi totali mensili superiori alla norma; la maggiore quantità di precipitazione si è registrata sulle zone orientali delle Prealpi e della pianura. La somma dei pluviometri ha segnato 168 millimetri d’acqua, contro una media di 101 millimetri. Solo il 1995 ha fatto peggio, con 170 millimetri. Impietoso il confronto con lo scorso anno, quando a giugno caddero appena 32 millimetri di pioggia.

 

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