Rispetto delle liste di attesa, la sanità bellunese ai vertici regionali

Mancano i medici (150 gli specialisti in meno della pianta organica prevista) e il territorio non attrae. Però non manca la buona volontà, anche in campo sanitario. E con essa, arrivano i risultati.

L'Ulss 1 Dolomiti si conferma ai vertici regionali per quanto riguarda la puntualità nell'erogazione delle prestazioni. Lo certifica l'annuale monitoraggio che "Azienda Zero" (il cuore amministrativo della sanità veneta" compie sulle aziende sanitarie del territorio.  Il monitoraggio si concentra in particolare sulle prime visite specialistiche ambulatoriali, dove è richiesto un valore soglia minimo del 95% di rispetto delle classi di priorità indicate dal proscrittore (B entro 10 giorni, D entro 30 giorni e P entro 90 giorni). Ma vengono monitorate anche le prestazioni strumentali di radiologia, neurologia, cardiologia e oculistica: in questo caso l’azienda deve garantire il rispetto dei tempi indicati per almeno il 95% dei casi. Soglie ampiamente rispettate da tutte le strutture dell’Usl 1 prese in esame, sia nel distretto di Belluno che in quello di Feltre, come conferma la direzione sanitaria in un comunicato: “In tutte le strutture nelle quali vengono erogati interventi chirurgici per pazienti oncologici e non oncologici  i due distretti sono sopra il valore soglia del 90% richiesto di rispetto delle classi di priorità assegnate (A entro 30 gg , B entro 60 gg, C entro 90 gg, E entro 120 gg e E entro il tempo massimo di un anno)”. La virtuale medaglia appuntata dalla Regione fa tirare un sospiro di sollievo al direttore generale, Adriano Rasi Caldogno, che rivendica i risultati ottenuti.  “Pur in un contesto di difficoltà nel reperire specialisti - commenta Rasi Caldogno - che ci ha imposto di individuare nuovi modelli organizzativi l'azienda, grazie all'impegno di tutte le componenti, continua a garantire una buona performance nel rispetto dei tempi di attesa per le prestazioni ambulatoriali, in linea con gli obiettivi regionali e nazionali".

 

Caccia e pesca alla Provincia: «Primo tassello della specificità bellunese»

Se la specificità fosse un puzzle, questa sarebbe la prima tessera: la Provincia di Belluno, infatti, ha presentato lo schema di convenzione con la Regione Veneto per l’esercizio di particolari forme di autonomia in materia di caccia e pesca (in attuazione della legge 25/2014). «Si tratta di un provvedimento importante per l’esercizio della caccia e della pesca in provincia» ha commentato il consigliere delegato, Franco De Bon. «Perché rappresenta il primo riconoscimento della specificità di Belluno e, in particolare, della grande qualità dimostrata negli anni nella gestione provinciale e nella tutela della fauna selvatica». Insieme a De Bon, anche i rappresentanti del mondo venatorio e alieutico, i distretti e le riserve di caccia, oltre ai bacini di pesca.

CALENDARIO VENATORIO
In seguito alla legge Delrio, le funzioni relative a questo settore erano diventate di competenza regionale: «Entrando nello specifico - prosegue De Bon - abbiamo ottenuto che, all’interno del piano faunistico regionale, la Provincia partecipi con un suo documento allegato. Possiamo predisporre un regolamento sulla concreta applicazione delle attività delle riserve. E anche il calendario venatorio può essere gestito dalla Provincia; lo abbiamo già visto quest’anno, con l’apertura della caccia in anticipo rispetto a tutte le altre zone del Veneto. Da ultimo, siamo riusciti a fare in modo che gli esami per l’attività della caccia siano effettuati presso la sede provinciale, da una commissione costituita dopo aver sentito la Provincia di Belluno».

TROTA MARMORATA
Importanti anche alcuni punti relativi alla pesca. «Abbiamo ottenuto la partecipazione alla pianificazione regionale e trattenuto a livello provinciale il rilascio delle concessioni. Si tratta di provvedimenti importanti, perché ricordo che siamo l’unica Provincia veneta a curare un progetto di selezione della trota marmorata del Piave, grazie agli impianti ittiogenici di Tomo e Bolzano Bellunese». L’obiettivo è quindi raggiunto: «Ringrazio tutti coloro che hanno collaborato, dalla struttura regionale ai nostri uffici provinciali. Senza dimenticare il presidente Padrin che ha fortemente voluto questo risultato».

 

Rinnovo del consiglio provinciale: al voto il 16 febbraio

Sindaci e consiglieri comunali chiamati a raccolta: a febbraio si vota per il rinnovo del consiglio provinciale. Domenica 16, per l’esattezza. Così ha deciso l’assemblea dei primi cittadini, riunita ieri a Palazzo Piloni per le incombenze di bilancio di fine anno.

Entro fine gennaio quindi dovranno pervenire i nominativi delle liste candidate. Chissà se ancora una volta ci sarà l’incrocio tra rappresentanza politica e necessità geografiche. Nelle ultime elezioni del consiglio è sempre stato così. Stavolta a complicare i giochi ci sono le regionali di maggio, che potrebbero aprire scenari un po’ diversi. E si fa strada anche il rinnovo della presidenza del Consorzio Bim Piave.

Il consiglio attualmente in carica scade a inizio anno. Era stato eletto nel gennaio 2018 e la legge Delrio prevede una durata di due anni (a differenza del presidente della Provincia, il cui mandato è valido quattro anni). Il diritto di voto, con l’ente di secondo livello, spetta esclusivamente a sindaci e consiglieri comunali in carica. A ogni voto corrisponde un punteggio, che varia a seconda del peso demografico dei singoli Comuni. Di fatto, il voto di un amministratore comunale di Belluno vale almeno 4-5 voti di Soverzene, Perarolo (o qualsiasi altro Comune di piccole dimensioni).

 

Il debito cala, gli investimenti crescono: al varo il piano industriale di Bim Gsp

Investimenti per 36 milioni di euro. Acquedotti nuovi e potenziamento della rete di depurazione. Sono queste le sfide di Bim Gsp per il prossimo futuro. Sfide già messe nero su bianco sul piano industriale 2020-2022, che sarà presentato domani (giovedì 19 dicembre) all’assemblea dei sindaci.

Nel documento si prevedono fatturati stabili e soprattutto tariffe invariate per i consumatori; costi operativi in calo su obiettivi di maggiore efficienza. Con gli investimenti milionari, verrà ridotto comunque il debito, di altri 4 milioni (oggi è a quota 33 milioni, dopo aver sfiorato quota 90 nel 2012).

GLI OBIETTIVI

Da qui al 2022 Bim Gsp punta a salvaguardare l’ambiente, a ridurre le perdite degli acquedotti con nuovi misuratori di portata, a interconnettere tra loro le reti di tubazioni e a mettere in sicurezza le sorgenti. Lunga la lista delle opere previste, che come al solito mettono in circolo risorse importanti anche per le aziende locali: il completamento dei nuovi acquedotti della Val Biois (da Canale a Cencenighe), la posa della nuova tratta a Cencenighe a beneficio di più frazioni (per sopperire all’impossibilità di utilizzare la sorgente a Chioit danneggiata dalla tempesta Vaia), l’ultimazione dei serbatoi di Cortina (Pocol) e di Rocca Pietore (Sottoguda), la sostituzione di alcune tratte lungo gli acquedotti della Val Clusa, della Val Canzoi e di San Tomaso Agordino. Per la depurazione, sono previste la prosecuzione dei lavori per la costruzione del nuovo impianto di Borca di Cadore e diversi interventi ad Agordo, Lentiai, Limana, Livinallongo, Ponte nelle Alpi, Santo Stefano di Cadore, Sedico e Tambre. A chiudere, infine, importanti lavori sono previsti nelle reti fognarie di Alleghe, Alpago, Pedavena e Seren del Grappa.

IL COMMENTO

«Con questo piano da 36 milioni di nuovi investimenti (nel 2019 ne sono stati realizzati per 10,6 milioni, ndr) – commenta Giuseppe Vignato, amministratore unico di Gsp - puntiamo molto nella direzione del potenziamento tecnologico: oltre a migliorare l’interconnessione tra acquedotti, abbiamo installazioni di nuove periferiche per il telecontrollo di reti e impianti, implementazioni di nuovi gruppi di misura per la definizione dei bilanci idrici di bacino e la modellazione idraulica per la ricerca e riduzione delle perdite, senza contare l’applicazione di contatori intelligenti per la misurazione in tempo reale dei prelievi di utenza in distretti pilota, la realizzazione di nuovi collettori fognari e di impianti di depurazione di ultima generazione. Investimenti strategici, quindi, a beneficio dell’ambiente».

 

Autobus gratuiti nelle vigilie di festività. E torna la Linea Nera per il Nevegal

Lo skilift si paga, l’autobus no. Almeno per le corse natalizie. Così ha deciso l’amministrazione comunale di Belluno, che anche per quest'anno ha rinnovato il provvedimento. Quindi, gratuità per gli autobus urbani nelle giornate di lunedì 23, martedì 24, lunedì 30 e martedì 31 dicembre. «Replichiamo anche per il 2019 questa iniziativa, che grande successo ha riscosso nelle precedenti occasioni, ribadendone il doppio obiettivo - commenta il sindaco, Jacopo Massaro –. Da un lato quello ambientale e legato alla mobilità sostenibile, con l'incentivazione all'uso dei mezzi pubblici per diminuire il numero di auto sulle strade e, di conseguenza, le code che puntualmente si verificano nei giorni di festa; tra l'altro, i dati sull'utilizzo del trasporto pubblico locale in città sono in crescita, segno di vitalità e di maggior consapevolezza dei nostri concittadini. Dall'altro lato, vuole essere un segnale nei confronti del commercio del centro storico, incentivando gli spostamenti da e verso il cuore della città in occasione degli acquisti di Natale, venendo incontro soprattutto alle persone anziane e ai giovanissimi che, senza un proprio mezzo, avrebbero difficoltà negli spostamenti dalla periferia al centro».

Il costo del servizio sarà interamente coperto dal Comune di Belluno, a seguito di rendicontazione da parte di DolomitiBus: poco meno di 7mila euro.

Inoltre, la giunta di Palazzo Rosso ha varato anche l'attivazione della Linea Nera di trasporto urbano Belluno-Nevegal. In questo caso il servizio (oltre 1.300 chilometri complessivi) sarà operativo da venerdì 27 dicembre fino a lunedì 6 gennaio 2020, con l'esclusione della mattina di Capodanno; prima corsa alle 8.05 dal bivio di Marisiga, a Belluno, ultima alle 16.20 dall'Albergo Slalom, in Piazzale del Nevegal.

Per il 2019/2020, il Comune di Belluno investirà nella Linea Nera 4.500 euro.

 

Ulss 1 e Istituto zooprofilattico, lotta senza quartiere alle zecche

Duecentoquaranta casi di Tbe, la pericolosa meningoencefalite, dal 1994 ad oggi. Il 40% di tutti quelli registrati in Italia. Quattordici solo nell’estate 2019 .E oltre 1500 persone infettate dal meno pericoloso ma da non sottovalutare morbo di Lyme. La provincia di Belluno è un paradiso per le zecche. Diversi i motivi: abbandono del territorio, numerosa presenza di animali selvatici e un clima particolarmente adatto alla proliferazione del parassita. Un primato poco invidiabile che ha promosso l’ospedale “San Martino” di Belluno a struttura di riferimento regionale per le patologie da zecche, come certificato dalle schede ospedaliere approvate in primavera. A Belluno da tempo si studiano le malattie legate alla zecca. Ma un passo in avanti decisivo nella lotta al parassita è stato fatto questa mattina, con la firma dell’accordo triennale tra Ulss 1 Dolomiti e Istituto zooprofilattico sperimentale delle Tre Venezie, finalizzato al controllo delle malattie. In due parole, approccio One Health, che vede medici e ricercatori (ma anche veterinari, medici di base ed esperti) collaborare fianco a fianco nello studio dei parassiti e della diffusione degli agenti patogeni per la cura e il monitoraggio delle malattie.

I ricercatori dell’istituto zooprofilattico, che presto potranno traslocare nella nuova sede all’interno palazzo che ospita Arpav, studieranno sul campo le dinamiche di diffusione delle zecche e i focolai patogeni, in stretta collaborazione con i medici dell’unità di malattie infettive del “San Martino”, diretta da Ermenegildo Francavilla. L’accordo prevede anche una serie di attività scientifiche, l’organizzazione di corsi di formazione per medici di base ed operatori e iniziative di promozione della salute pubblica.

Ma quali sono i luoghi più a rischio della provincia di Belluno, nel quale la diffusione delle malattie da zecca è ormai considerata endemica? Una mappa non si può fare, anzi, sarebbe fuorviante, spiegano i ricercatori dell’istituto, perché le condizioni cambiano anche ogni poche centinaia di metri e dove oggi non c’è traccia di zecche, il prossimo anno potrebbe esserci un focolaio.

La diffusione abnorme delle zecche nel Bellunese ha convinto la giunta regionale, lo scorso giugno, a rendere gratuito per i residenti in provincia di Belluno il vaccino contro la Tbe. “Ad oggi – spiega il direttore generale dell’Ulss 1, Adriano Rasi Caldogno – ne sono stati somministrate circa 4000 dosi”. Si stanno anche attenuando i problemi di approvvigionamento riscontrati all’inizio.

 

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