L'azienda chiude la mensa: sciopero alla Carlo Gavazzi Controls

 

Braccia incrociate: continua lo stato di agitazione per tutti gli stabilimenti bellunesi della Carlo Gavazzi Controls. I dipendenti non digeriscono la decisione aziendale di chiudere la mensa. E ieri hanno scioperato. Di nuovo. Sì perché la prima volta era stata due settimane fa, con un’adesione elevatissima: 89% dei dipendenti di Safforze, 77% di quelli di Ponte nelle Alpi.

«Malgrado questa ottima partecipazione, la direzione Carlo Gavazzi non ha ritenuto opportuno riaprire il tavolo di discussione con il sindacato. Prosegue perciò la nostra protesta» fanno sapere dalla segreteria Fiom Cgil di Belluno, che ieri ha manifestato con i lavoratori, in presidio, davanti all’azienda.

«Perché la Carlo Gavazzi Controls ha deciso, contrariamente a quanto detto fino a febbraio, di eliminare per sempre il servizio mensa, nonostante gli investimenti per l’allargamento dello stabilimento? – si chiedono i sindacati -. Pur nella consapevolezza che il problema di riorganizzazione aziendale in questa fase Covid-19 non sia di facile risoluzione, non si motiva di certo questa scelta aziendale, dapprima temporanea e oggi definitiva. È evidente che la soppressione della mensa in azienda, per questa realtà di circa un centinaio di persone, è una prospettiva anacronistica e ingiustificata, che toglie un diritto e crea problemi di sicurezza, di responsabilità, di stress, di orario, di traffico, oltre che di impatti ambientali ed economici per i lavoratori e le lavoratrici».

La Fiom quindi andrà avanti con l’agitazione. Almeno finché l’azienda non metterà in calendario un incontro. «Dovranno esserci novità positive – conclude la segreteria provinciale Fiom -. In caso contrario intensificheremo sempre di più la protesta».

 

Raffiche di vento e grandine: scatta l'allerta meteo per il pomeriggio

Allerta meteo: oggi Giove pluvio si arrabbia.

Le previsioni Arpav promettono pioggia abbondante, lampi e tuoni. I temporali saranno diffusi fin dal primo pomeriggio. E non si escludono fenomeni di forte intensità, anche con presenza di grandine. Tanto basta al Centro Funzionale decentrato della Regione Veneto per far scattare l’allarme arancione. Osservati speciali i corsi d’acqua e la rete fognaria. 

Il cambiamento repentino del tempo, dopo l’afa canicolare di ieri, è dovuto al passaggio di una saccatura con aria fredda, in avvicinamento da ovest. Con il caldo che si sprigiona dal suolo, basta poco per innescare la miccia dei temporali. Che infatti arriveranno puntuali tra la tarda mattinata e il primo pomeriggio. Qualche goccia potrebbe fare capolino già prima di pranzo, ma è dopo le 12 che si apriranno le cateratte del cielo, accompagnate da raffiche di vento e grandinate. I fenomeni saranno in esaurimento dalla notte, ma non si escludono piogge anche domani mattina (sabato 4 luglio).

Il quadro meteo ha fatto scattare il preallarme della Protezione Civile.

 

Si tuffa nel lago del Corlo da un ponte di 10 metri: ferito un giovane

 

Ha riportato lesioni “di media gravità”.

Ma la bravata dello scorso martedì sera poteva avere conseguenze ancor più spiacevoli. Il protagonista? È un giovane di Montebelluna. 

Il ventenne, infatti, si è tuffato nel lago del Corlo, forse per sfuggire alla calura del periodo: peccato che abbia scelto come “trampolino” un ponte alto una decina di metri. Insomma, non proprio l'idea del secolo.

Anche perché l'ordinanza redatta dall'amministrazione comunale di Arsiè parla chiaro: la pratica dei tuffi, nella zona- è assolutamente vietata.  

Per recuperare il ragazzo, si è reso necessario l’intervento dell’elicottero. Sul posto anche l'ambulanza e i Carabinieri di Feltre. 

 

«Sanità bellunese: la mancanza di medici è la madre di tutte le battaglie»

 

«Il vero problema della sanità bellunese? È la mancanza dei medici: su questo fronte dobbiamo impostare una “battaglia”. Anzi, la madre di tutte le battaglie».

Ad affermarlo è il consigliere regionale, Franco Gidoni. «Qui ci giochiamo molto. Ed è poi fondamentale avere quella flessibilità che ci consenta di pagare di più i professionisti che lavorano nelle zone maggiormente disagiate». 

Proprio a livello sanitario, negli ultimi giorni, i Comitati della Salute avevano criticato l’operato della Regione. Soprattutto dopo il caso del distacco di placenta e della corsa dal Comelico a Belluno: «Sia chiaro, non voglio entrare nel merito del singolo caso - prosegue il consigliere della Lega -. Tuttavia, è bene chiarire alcuni aspetti: il nostro sistema deriva dalla legge regionale 1994, n. 56. Ovvero, quella che regola il servizio socio-sanitario e definisce i compiti della Regione, oltre ai ruoli dei Comuni nella programmazione. E c’è poi il Dm 70 al quale dobbiamo sottostare». 

Gidoni prende come esempio le sale operatorie delle strutture periferiche: «Non possono essere aperte giorno e notte, con la presenza del personale medico. Il Dm non ce lo consente. Anche perché è necessario che la struttura ospedaliera abbia una serie di supporti: a cominciare dai letti per la rianimazione. Senza considerare che una sala operatoria può rimanere inattiva a lungo, magari per 36 o 48 ore: la riapertura improvvisa sfocerebbe in una serie di problemi legati alla sanificazione». Portare avanti una gravidanza in Cadore o nell’Agordino, quindi, non dovrebbe creare perplessità: «Perché un’ostetrica segue la futura mamma lungo l’intero percorso e, qualora dovessero emergere dei problemi, la donna verrebbe presa in carico da un medico. Esistono una rete di monitoraggio e un sistema di affiancamento sul territorio che consentono di guardare con fiducia al futuro». 

Gidoni, infine, apre le porte alla telemedicina: «Oggi, nei laboratori di analisi, tutto è automatizzato. Immaginare ogni presidio in cui, al posto delle macchine, ci siano delle persone che con bilancini e reagenti facciano le analisi, trovo sia una posizione superata. Così come è superata l’idea di tornare alle due Ulss: avere un’unica regia ci ha permesso di gestire l’emergenza Covid con buoni risultati».

 

Addio a Elsa Fiabane: era l’anima del Rifugio Pranolz di Trichiana

 

Aveva 74 anni ed era la colonna portante del Rifugio Pranolz, a Trichiana di Borgo Valbelluna: è scomparsa Elsa Fiabane. E il vuoto che lascia sarà difficile da colmare. 

«Ho avuto l’opportunità di conoscere Elsa e di entrare in contatto con lei in più di un’occasione - il commento del presidente del Consorzio Dolomiti Prealpi, Lionello Gorza -. Ho apprezzato la passione genuina per il suo lavoro, l’amore per la famiglia e il “suo” rifugio, che ha contribuito a far crescere e conoscere anche fuori dei confini del Bellunese».

Proprio al rifugio, la signora Elsa (e madre di Alessandra Magagnin, vicepresidente del Consorzio e amministratore unico della Dmo Dolomiti) ha dedicato tutta la sua vita e l'arte culinaria. Ogni giorno era una presenza costante ai fornelli e dietro il bancone dell’accoglienza. Sempre cordiale, sapeva guidare con fermezza l’attività: «Ci stringiamo idealmente attorno al marito Antonio, ad Alessandra e sua sorella Loredana e alla nipote Alice, legatissima alla nonna».

 Il funerale di Elsa si svolgerà domani mattina (venerdì), alle 11, nella chiesa parrocchiale di Sant’Antonio Tortal. 

 

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